Toro (Taurus)
di Roberta Biagi, da www.isaacnewton.it

Vi sono testimonianze del culto del Toro, seconda costellazione dello Zodiaco, dall’Asia all’Europa, finanche in America (dove, però, veniva identificato con il Tapiro che popolava le loro foreste).

Simbolo di forza e fertilità, era celebrato dai Babilonesi, in quanto circa 5000 anni fa la costellazione segnava il punto del Sole all’equinozio di primavera.

Per i Persiani il Toro si ricollegava al culto di Mithra, divinità della luce e della giustizia, rappresentato in cielo da Orione: il mito narra dell’uccisione da parte di Mithra del toro Geush Urvan, dal sangue del quale sarebbero nati tutti gli esseri viventi. In altre versioni, l’uccisione del Toro raffigurava la precessione degli equinozi, e Mithra, identificato con la costellazione del Perseo, metteva in movimento l’intero universo, uccidendo il Toro e spingendo la Terra nella costellazione dell’Ariete all’equinozio primaverile. Tracce di questi miti legati al dio-toro Mithra vi sono anche presso alcuni scrittori latini, in quanto, al pari di altre religioni misteriche, il culto di Mithra era assai diffuso ai tempi dell’Impero Romano.

Il mito classico ha due versioni, entrambe incentrate sugli amori extraconiugali di Zeus: una riguarda la principessa argolide Io, figlia di Inaco, dio dei fiumi, l’altra invece Europa, figlia del re di Tiro, Agenore, e sorella di Cadmo, fondatore di Tebe.

Io era sacerdotessa del tempio di Era; Zeus, innamoratosi di lei, ogni volta che andava a trovarla, avvolgeva Argo in una nube dorata. Era, però, scoprì la tresca e Zeus fece appena in tempo a trasformare Io in una bianca giovenca. Era, tuttavia, non paga, chiese in regalo l’animale e lo condusse a Micene, custodito dal mostro Argo dai cento occhi, che non dormiva mai. Zeus chiese ad Ermes di liberare Io: l’astuto messaggero riuscì a far addormentare Argo alla melodia del suo flauto magico, cosicché poté decapitarlo e liberare la giovenca.

Ma Era, alla quale nulla era sfuggito, mandò un terribile tafano a pungere la giovenca, la quale, resa folle dalle punture dell’insetto, percorse tutta la Grecia, oltrepassando anche lo stretto del Bosforo (che significa appunto guado della giovenca), finché ai piedi del Caucaso trovò Prometeo che le predisse una prole divina: ella in Egitto avrebbe partorito Epafo, figlio di Zeus, riacquistando le sue sembianze umane.

Il mito di Io è spesso citato anche in relazione alla costellazione del Pavone.

Circa Europa, il mito ci narra che, per conquistarla, Zeus si trasformò in un toro bianco con una mezzaluna sulla fronte. La fanciulla, subito ammaliata dall’animale, gli salì sul dorso e fu trasportata per mare fino a Creta. Dall’unione di Zeus con Europa nacquero tre figli: Minosse, Radamante e Sarpedonte. Europa, in seguito, andò in sposa ad Asteriore, re di Creta, che adottò i suoi figli; Minosse, una volta diventato re al posto del patrigno, fece costruire il famoso labirinto e un grande palazzo, dove ogni anno venivano celebrate feste in onore dei tori bianchi, reputati animali sacri.

In un ulteriore mito la costellazione del Toro si identificherebbe con il bianco toro amato da Pasifae, moglie di Minosse, dalla cui unione sarebbe nato il mostruoso Minotauro. Anche quest’ultimo, secondo altre leggende, sarebbe rappresentato nella costellazione, con gli occhi resi fiammeggianti di ira da Aldebaran (stella di colore rosso ed intensamente illuminata).

Più tardi, in epoca romana, nel Toro si identificava Bacco, il dio del vino: durante le feste in suo onore, fanciulle danzanti, rappresentanti le Iadi e le Pleiadi, accompagnavano un toro ornato di fiori.

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